I costi in Italia sono in aumento e gli ultimi dati Istat mostrano segnali preoccupanti. Basta fare un confronto con l’anno precedente per chiarire tutto: cosa dicono i numeri.
Nonostante l’inflazione, e i conseguenti costi energetici in calo, andare al supermercato diventa un esborso sempre più alto per i cittadini. I prezzi non accennano a diminuire e anche il cibo diventa un ostacolo non di poco conto nelle spese mensili da gestire con grande oculatezza.
A parlare del consumi medi è l’Istat che ha fornito i dati elaborati dall’Unione nazionale dei consumatori. La crescita va oltre gli 11 punti percentuali, ma per lo zucchero si va ben oltre: si va a +46,6% rispetto a giugno 2022. Cibo e bevande sono in netto aumento, in termini di costi, così come frutta, gelati, pasta e olio.
L’Istituto nazionale di statistica ha diffuso alcuni dati, con tanto di esempi pratici, mostrando gli esempi dei rincari per una coppia con due figli: in questo caso l’aumento annuo è di 861 euro, per chi ne ha tre o più si va a 1.029 euro. E per fare un po’ i conti in tasca ai cittadini, inoltre, il carrello della spesa è aumentato da 10,7% (gennaio 2023) a 12,6% (giugno 2023), ma non in termini di prodotti acquistati.
Il problema principale riguarda proprio i costi di quello che si acquista al supermercato. Se da un lato l’inflazione è in calo, dall’altro quella dei negozi di generi alimentari non segue la stessa lunghezza d’onda. A giugno 2023 l’inflazione era del 6,4% su base annua con un +4% rispetto all’inizio dell’anno, a gennaio era al 10%.
Non bisogna dimenticare gli aumenti record su tutti gli alimenti. Record con lo zucchero, ma al secondo e terzo posto ci sono rispettivamente riso (+32,4%) e olio d’oliva (+26,6%), senza dimenticare anche le patate (+26,5%). Gli ultimi prodotti della top 10 sono latte conservato (+25,7%), gelati (+19,9%), prodotti vegetali (26,5%) e bibite analcoliche (+18,1%). Si registrano rincari anche su margarina, succhi di frutta, formaggi, uova, vegetali surgelati, formaggi e prodotti per bambini.
L’aumento del prezzo è proporzionale rispetto alla crescita dei costi delle materie prime. A ribadirlo al Messaggero è Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente. “Quello che mettiamo nel carrello non è stato prodotto nel momento in cui acquistiamo, ma è frutto di un processo produttivo che dura mesi, con le materie prime comprate a prezzi più alti”, ribadisce.
“Oramai le materie prime costano meno e i fenomeni estremi riguardano per lo più prodotti specifici come albicocche, pesche nettarine e pere. Kiwi e cocomeri, ad esempio, sono meno colpiti dagli eventi naturali“, spiega Gentili.
Sempre su Il Messaggero si è espresso anche Carlo De Masi, in qualità di presidente di Adiconsum, con un’analisi sul quadro di speculazione che riguarda alcuni prodotti specifici. “Il maggiore scarto speculativo c’è sui beni di prima necessità come pane, pasta, carne, latticini e uova, tra i cibi per i bambini e sui prodotti lavorati come sughi e marmellate“, ha ribadito De Masi. L’aumento dei costi è dovuto in alcuni casi anche dalla guerra in Ucraina (esempio olio di semi di girasole) e anche dalla recente ondata di maltempo che ha travolto l’Emilia Romagna e in parte anche le Marche.
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