In Italia, operatrici e operatori sanitari che avevano denunciato le rischiose condizioni di lavoro nelle Rsa, durante la pandemia, sono stati messi a tacere dai datori di lavoro. E’ quanto emerge dall’ultimo report di Amnesty International.
Ritorsioni e procedimenti disciplinari ingiusti. Quelli a cui sono stati sottoposti gli Operatori e le Operatrici Sanitarie che hanno denunciato le precarie condizioni di lavoro nelle Rsa, durante la pandemia di Covid-19. E’ quanto riportato dall’ultima ricerca di Amnesty International. Condotta tra febbraio e agosto 2021, tra professionisti in servizio presso le strutture per anziani, avvocati e sindacalisti. Invece di affrontare le problematiche evidenziate, i datori di lavoro, avrebbero imposto il silenzio. Ed effettuato ingiusti licenziamenti e adottato provvedimenti antisindacali.
I dati sono impietosi. Il 65% di lavoratori e lavoratrici che hanno contratto il Covid in Italia, operavano all’interno delle Rsa. “Operatrici e Operatori Sanitari e Sociosanitari delle strutture residenziali sono stati in prima linea nella lotta contro la pandemia. E il Governo italiano li ha elogiati per il duro lavoro svolto. In condizioni terribili. Tuttavia, queste stesse persone sono state ridotte al silenzio dai loro datori di lavoro. Perché hanno cercato di esprimere preoccupazione sul trattamento degli ospiti anziani e sulla propria sicurezza“, ha spiegato il Ricercatore di Amnesty International Marco Perolini.
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Stando a quanto riportato da Amnesty International, circa un terzo delle persone intervistate ha dichiarato di temere ritorsioni sul posto di lavoro. Gli avvocati sentiti hanno riferito casi di licenziamenti e procedimenti disciplinari iniqui. Anche nei confronti di rappresentanti sindacali che avevano denunciato l’insufficienza delle misure sanitarie adottate. Sia in Rsa pubbliche che private. Dal 2017, in Italia, la Legge sul Whistleblowing tutela coloro che denunciano irregolarità sul posto di lavoro. Ma non garantisce loro la necessaria protezione per quanto riguarda la riservatezza e l’indipendenza nel settore privato. Nel quale si collocano circa il 73% delle Strutture residenziali in Italia.
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